LE CATTIVE COMPAGNIE POLITICHE DI ANTONIO DI PIETRO: È SEMPRE E SOLO COLPA DEGLI ALTRI?
6 Novembre 2009

IDV, MEZZOGIORNO DI GUAI
Al sud è alle prese con trasformismi, rischio scissioni e indagini legate allo scandalo di lady Mastella e l’Arpac


di Enrico Fierro (Il Fatto Quotidiano del 5 novembre 2009)
L’ultimo a lasciare Italia dei Valori è Pino Pisicchio, da Bari. Va nella Dc bonsai di Rutelli e Casini. Per lui un ritorno a casa. Per Di Pietro una sconfitta. Per gli oppositori dentro l’Idv la conferma che nel Sud il partito è pieno zeppo di trasformisti. Il parlamentare barese è stato democristiano, poi popolare, diniano, infine è passato con l’Udeur di Mastella. Nel 2005 voleva fare il sindaco di Bari con il centrodestra, non ci riuscì e un anno dopo si scoprì dipietrista. Tonino lo ricompensò con un seggio alla Camera. Cose del Sud dove Italia dei valori è un band wagon dove saltano in tanti. Ex di tutto. Altro che facebook e le proteste dei militanti più legati all’area grillina e movimentista: il vero problema di Italia dei valori è a Sud del Garigliano. Perché Idv è un partito essenzialmente meridionale. Nel 4,4% portato a casa alle politiche del 2008, il 3,9 fu conquistato al nord, il 3,4 al centro, e il il 7,2 nei collegi di Campania, Calabria, Puglia e Basilicata. “Su più di mille militanti eletti o che ricoprono cariche amministrative, la metà si trova al Sud”, è l’analisi del giornalista Alberico Giostra ne “Il Tribuno” (editore Castelvecchi) una impietosa Di Pietro story. La vera sfida di chi vuole rinnovare il partito è qui. Lo sa bene Luigi de Magistris. L’europarlamentare ha proposto come candidato presidente per la Calabria l’industriale del tonno Pippo Calli-po. Ed è scoppiato l’inferno. Il parlamentare Aurelio Misiti ha scritto una lettera di fuoco a Di Pietro. “È una proposta improvvisata. Chi ha fatto questa scelta sa che Callipo ha bussato alla porta di Berlusconi per ottenere una candidatura?”. Misiti, ex sindaco comunista di Melicucco, poi assessore ai tempi della giunta Chiaravalloti (centrodestra), ex Presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici con il primo governo Berlusconi e strenuo sostenitore del Ponte sullo Stretto, è in buona compagnia. A dire no alla candidatura proposta dall’ex pm di “Why not?”, c’è il senatore Luigi Li Gotti e buona parte dei fondatori calabresi dell’Idv. Con de Magistris l’europarlamentare Pino Arlacchi. “Basta con il loierismo”, è il suo riuscito slogan. Ma Agazio Loiero, il governatore Pd della regione, gli ha ricordato i tempi in cui “il loierismo gli piaceva tanto da affidare al sottoscritto la delicata trattativa per una sua candidatura nelle nostre liste”. Arlacchi, stimatissimo sociologo e studioso di criminalità, è stato consulente della giunta Loiero dal 2005 al 2008 con un compenso di 37mila euro lordi l’anno, piu’ 18.765 di rimborsi per missioni all’estero. Risultato della querelle: Di Pietro ha nominato un commissario, il deputato Ignazio Messina, alla guida del partito.
Ma in Campania? Idv è nel marasma. Con Di Pietro che ha sempre tuonato contro il bassolinismo e la giunta Iervolino e i suoi che invece hanno sostenuto la maggioranza del viceré. E uno scivolone di de Magistris. In un convegno ad Avellino ha detto che bisogna guardare all’Udc di Casini, che in Campania si traduce Ciriaco De Mita. Nessuno aveva informato l’ex pm che il leader di Nusco sta giocando una sua personalissima partita con centrodestra e centrosinistra. Ciriaco da un lato ha giudicato “interessante” la candidatura di Luigi Cosentino per il Pdl, dimenticando che quattro pentiti di camorra lo indicano come referente dei clan casa-lesi, dall’altro aspetta le mosse del Pd per il candidato che dovrà prendere il posto di Basso-lino. Politica politicante, con il partito di Di Pietro incapace di uno scatto di reni, una proposta forte in grado di scompaginare le carte.
Sotto il Vesuvio Idv è una vera e propria emergenza morale. Nell’ultima inchiesta che ha coinvolto Sandra Mastella per lo scandalo delle raccomandazioni all’Arpac, c’è un elenco fitto di segnalazioni arrivate da esponenti dipietristi. Giuseppe Maisto, ex udeur e consigliere regionale 7 segnalazioni, Stefano Buono ex Verdi, 2, idem Nello Di Nardo, coordinatore del partito. Il trionfo dei transfughi. Buono, attuale consigliere regionale dei Verdi, ha recentemente dichiarato che alle prossime regionali si candiderà con Di Pietro, “per il momento resto nel gruppo dei Verdi”.
Ma è la situazione di Torre del Greco a far saltare i nervi a quanti a Napoli e dintorni credono ancora nell’Idv. Nella quinta città della Campania è sindaco Ciro Borriello, un ex parlamentare di Forza Italia, passato all’Udeur e nel 2006 eletto deputato da Di Pietro. Un anno dopo Borriello torna a casa e si candida a sindaco per il Pdl. Ora guida una giunta sostenuta dal Pdl, da Idv e dal partito di Sergio De Gregorio. Tra le nomine anche quella di Virna Bello, una delle ospiti del Cavaliere a Villa Certosa. La chiamano “la braciolona”. Fa l’assessore alla pubblica istruzione. Anche con i voti di Di Pietro.
IL RUGGITO DEI CONIGLI
3 Novembre 2009

NELL’IDV MONTA L’ONDA “NO A DI PIETRO PADRONE”

Un plotoncino di deputati guida la fronda: basta col partito monocratico. E su facebook è rivolta
di Caterina Perniconi (Il Fatto Quotidiano del 3 novembre 2009)
Il termine “glasnost” non si sentiva in giro da parecchi anni. A scomodarlo è stato il responsabile nazionale per l’Energia l’Ambiente dell’Italia dei Valori, Giuseppe Vatinno, che l’ha usato per creare un gruppo su Facebook intitolato “Per un Idv de-degregorizzata e per la perestrojka e la glasnost nel partito”. Ricostruzione e trasparenza, quindi, come in Russia. Perché per Vatinno l’Idv ha molti problemi al suo interno da risolvere, non ultima una gestione collegiale e trasparente che denuncia non esserci.
All’inizio sembrava che a lamentarsi fossero solo piccole realtà territoriali, fino a quando la protesta non ha preso piede su internet e dentro al partito. Al gruppo di Vatinno ha aderito Antonio Borghesi, vicepresidente dei deputati Idv.
Ma il suo non è l’unico nome di rilievo tra i delusi. Gli onorevoli Aurelio Misiti e Pino Pisicchio ormai non negano più di essere con un piede fuori dal partito: “Come in tutti i partiti monocratici – dice Misiti – c’è un solo capo e nessuna dialettica interna. Io sono in rotta da dicembre – racconta – quando in Calabria l’Idv è stata commissariata in meno di mezz’ora”. Misiti spiega di aver rilasciato un’intervista nella quale diceva che Loiero, presidente della regione, sarebbe stato probabilmente ricandidato dal centrosinistra per non dimostrare il suo fallimento. Ma le sue parole furono riportate male, e apparì lui lo sponsor di Loiero. “Non ho avuto nemmeno il tempo di spiegarmi – dice Misiti – che era già stato deciso tutto. Mi è sembrato assurdo, anche perché se avessi detto quelle cose sarebbe pur sempre stata un’opinione politica, quindi discutibile. L’Idv in Calabria ha raggiunto il 9,1% dopo il duro lavoro mio e del senatore Li Gotti, e ora rischiamo di buttare via tutto a causa di una deriva qualunquista e giustizialista”. La Calabria è una di quelle regioni dove Di Pietro spinge un candidato della società civile (nello specifico Callipo, ex presidente locale di Confindustria) contro la ricandidatura di Loiero, sebbene dagli incontri con Bersani è emerso un accordo che non prevede candidati Idv alle regionali.
Anche Pisicchio è critico nei confronti del partito: “Vivo con una certa difficoltà l’Idv e non lo nascondo – spiega – mi sono iscritto ad un partito che in Europa sta con i liberaldemocratici e mi ritrovo in una formazione girotondista e monoculturale antiberlusconiana. Io sono il primo a combattere Berlusconi, ma ho bisogno di proposte politiche alternative e di democrazia interna. L’Idv – conclude Pisicchio – dopo l’esperienza al governo non ha saputo fare altro che inseguire il ventre molle della pubblica opinione cercando consenso, senza una visione politica e strategia che guardasse oltre”. Domenica si è svolto a Bologna un raduno di iscritti e simpatizzanti organizzato sul web dal titolo “Sos Italia dei Valori”. I presenti hanno chiesto un rinnovamento ed elevato Luigi De Magistris a loro riferimento morale. Ma se sperano che l’europarlamentare faccia le scarpe a Di Pietro in tempi brevi si sbagliano: “Sono contento che tanta gente creda nelle mie parole e nei miei valori – spiega De Magistris – ma il mio legame con Di Pietro è saldo ed entrambi lavoriamo nella direzione giusta, perché la questione morale riguarda anche noi ed è importante che nel partito non ci siano solo persone senza condanne ma anche gente che fa buona politica nell’interesse della collettività”. Di questione morale Di Pietro e De Magistris parleranno in un convegno sabato prossimo a Napoli. E a chi gli chiede se sarà lui il prossimo candidato alla presidenza della regione campana, De Magistris risponde: “Me l’hanno proposto e ho rifiutato. Ma stiamo lavorando col Pd per un candidato di altissimo profilo”.
IMMOBILIARE DI PIETRO – NUOVA PUNTATA
10 Ottobre 2009

(di Giulio Sansevero – La Voce delle Voci 20.04.2009)
L’immobiliare Di Pietro esiste. La abbiamo scoperta a Montenero di Bisaccia. Il titolare pero’ non e’ il leader dell’Italia dei Valori e neanche suo figlio Cristiano, si chiama Bruno Di Bello e non e’ un parente. Di Bello in passato era consigliere provinciale del partito di Tonino ed e’ stato lui a intermediare l’ultimo acquisto dell’ex pm: un’altra masseria dirimpetto a quella di famiglia che gia’ Antonio Di Pietro possiede in contrada Sterparone, nella natia Montenero.
Il nuovo acquisto della ormai lunga catena di acquisizioni immobiliari di Di Pietro e’ stato perfezionato il 4 aprile 2007 presso il notaio Vincenzo Greco di Termoli, che peraltro e’ anche il sindaco della cittadina adriatica, in quota all’Italia dei Valori. Tutto fatto in casa insomma. La proprieta’ era composta inizialmente da un terreno di due ettari e da due edifici per complessivi 100 metri quadri. Di Pietro li ha uniti ampliandone la superfice fino a 180 metri circa.
Il prezzo pagato per l’acquisto e’ basso, tra i 70 e gli 80 mila euro, ma a questo vanno aggiunte le spese per i lavori di ristrutturazione, che hanno superato, pare, i 120.000 euro. Dunque in tutto Tonino stavolta ha sborsato circa 200 mila euro. Con quest’ultima operazione i terreni di sua proprieta’ arrivano intorno ai 20 ettari e, se si considera che confinano con quelli di sua sorella Concettina, i Di Pietro cominciano ad essere i veri padroni della contrada, anche se Tonino, non pago dei beni che e’ riuscito a mettere al sole, sta cercando di acquistare altri terreni.
Risulta infatti che abbia inoltrato diverse offerte ai proprietari di piccoli appezzamenti della zona, ricevendone per ora dei rifiuti. Evidentemente ha intenzione di potenziare la sua azienda agricola, con la quale produce grano e olio, e magari progetta davvero di ritirarsi a Montenero una volta lasciata la politica. Lo fa pensare il fatto che recentemente si sia iscritto all’albo degli imprenditori agricoli, cosa che gli consente di incassare il notevole vantaggio fiscale di pagare nelle transazioni immobiliari del tipo di quella portata a termine nel 2007, non il 20% di tasse come tutti, ma solo l’1%.
Cristiano in villa
Non e’ questo pero’ l’ultimo acquisto della famiglia Di Pietro. A cavallo tra il 2007 e il 2008 Cristiano ha comprato dal costruttore Idelmo Lallopizzi due lotti di terreno situati in contrada Giancola Lemme a Montenero di Bisaccia. Misurano 700 metri quadri l’uno e sono pronti per essere edificati. Il primogenito di Tonino, che ha intenzione di costruirci una villa dove trasferirsi con la moglie e i suoi tre figli, ne ha affidato il progetto ad un ingegnere che risulta essere il marito di Simona Contucci, militante dell’Italia dei Valori e figlia di Anita Zinni, la numero uno del partito a Sulmona e, soprattutto, una sorta di seconda mamma di Cristiano. La Zinni e’ infatti l’insegnante che aiuto’ il futuro poliziotto a preparare nel 1996 l’esame di maturita’, quando in un istituto di Pratola Peligna gli fu addirittura consentito di sostenere la prova a porte chiuse.
In virtu’ degli indici di cubatura previsti dal piano regolatore, Cristiano potra’ costruire una villa di 450 metri quadri circa su due piani. I due lotti sono stati pagati intorno ai 170 mila euro. La villa difficilmente potra’ costarne meno di 500 mila.
Dimenticanze su libero
E’ un vero peccato che Antonio Di Pietro si sia dimenticato di citare anche queste due ultime acquisizioni nell’articolo pubblicato da Libero il 9 gennaio scorso e nel quale elencava le sue proprieta’. Gia’ in quella occasione, quando tralascio’ di citare l’appartamento acquistato per la figlia in via dei Partigiani a Bergamo, i conti non tornavano, risultando a noi (con beneficio d’inventario) che le uscite dal 1996 a oggi erano superiori alle entrate di circa 350 mila euro. E questo dando per scontato che sia vero quanto sostiene l’ex pm, ovvero che gli appartamenti della moglie Susanna Mazzoleni siano stati pagati da lei stessa o dalla famiglia paterna, come lascia intendere Di Pietro, e che i soldi della contessa Borletti siano effettivamente solo i 300 milioni dichiarati da Di Pietro e non gli oltre 900, come sostiene Panorama.
Questi ultimi due acquisti dunque sbilanciano ancora di piu’ i conti di Tonino. Si tratta infatti di altri 350 mila euro, con una ulteriore previsione di spesa del 150%.
Torniamo alla solita domanda. Dove prende tutti questi soldi Di Pietro? Stavolta possiamo ipotizzare una risposta che non siano i soliti maligni sospetti messi in giro calunniosamente dai nemici di Tonino (ovvero che i soldi l’ex magistrato li abbia presi direttamente dalle casse del partito, generosamente rimpinguate ogni anno dalle rate dei rimborsi elettorali e sulle quali aveva imposto fin qui un controllo assoluto insieme alla tesoriera Silvana Mura).
Accade infatti che qualche tempo fa Cristiano abbia confidato ad alcuni suoi amici di Montenero che suo padre una decina di anni fa ha acquistato un terreno di circa quaranta ettari a Timisoara, in Romania, nella zona aeroportuale della cittadina. La cifra pagata fu piuttosto bassa, tra le 500 mila e il milione di lire ad ettaro. In tutto meno di 40 milioni.
Il colpo di fortuna di Tonino fu pero’ che su quel terreno, qualche anno dopo, abbia messo gli occhi la Coca Cola rumena, che stava cercando spazi dove installare il suo ottavo impianto di imbottigliamento presente nel paese transilvanico. E cosi’, dopo una trattativa neanche troppo laboriosa, il marchio con le bollicine piu’ famoso del mondo, nel 2007, riusciva ad acquistare quel terreno, versando a Di Pietro un sacco di soldi, ovvero un milioncino di euro circa. Per il leader dell’Italia dei Valori un guadagno esponenziale, pari al 500%.
Secondo Cristiano tutti i soldi spesi per le case vengono da li’, cosi’ come altri introiti arriverebbero a Di Pietro, sempre a sentire quanto rivelato dal primogenito, dall’affitto di un locale commerciale che l’ex magistrato ha acquistato a Praga insieme ad un appartamento. Il locale sarebbe infatti locato ad una pizzeria italiana.
E’ vero quanto ha raccontato Cristiano? Oppure si tratta di un’abile manovra per depistare i sospetti dei compaesani che stanno cominciando a chiedersi, come tutti d’altra parte, dove l’ex eroe di Mani Pulite trovi le risorse economiche per finanziare i suoi acquisti? Puo’ per cortesia Antonio Di Pietro essere cosi’ gentile da rispondere alle nostre domande? E’ vero che ha acquistato e venduto un terreno a Timisoara in Romania? E’ vero che possiede un appartamento e un locale commerciale a Praga? E puo’ dirci per piacere come mai non ha citato nell’articolo su Libero l’acquisto di questa seconda masseria di Montenero?
(fonte: qui)

Intendiamoci: non è certo colpa loro. Se la prima edizione è del 23 settembre 2009, è un poco difficile arrivare prima di chi, nel giugno 2009, aveva già pubblicato la faccenda con dovizia di particolari. Di chi stiamo parlando? Ma de “Il Fatto” e delle notizie che lo stesso ha sfornato nei primi tre giorni della sua esistenza e che sono state definite “di rilievo” dal medesimo. Come quella d’esordio, datata appunto 23 settembre e titolata “INDAGATO LETTA Da 10 mesi. E nessuno ne parla“
Non è vero: la La Voce delle Voci, testata giornalistica erede de La Voce della Campania, aveva già pubblicato quasi tutto nel giugno 2009, passando i due mesi successivi a chiedersi perché “nessun quotidiano di punta – a cominciare da Repubblica e Corriere della Sera, impegnati da mesi nei gossip e decaloghi – avesse speso un solo rigo su una vicenda politicamente ben piu’ rilevante.“

Allora mi chiedo: perché ridurre l’inchiesta de La Voce – come ha poi specificato Il Fatto all’interno dell’articolo in prima pagina del 23 settembre – ad una semplice “offerta di una panoramica sull’indagine” manco fosse una radiografia per il dentista e non riconoscerle il giusto merito anche nel titolo, magari aggiungendo un Quasi a quel E nessuno ne parla citato nel titolo? Dall’edizione originaria de La Voce del giugno 2009, Il Fatto ha avuto ben due mesi per lavorare sulla notizia: ci mancherebbe che non fosse riuscito in quel lasso di tempo ad aggiungere quei particolari in grado di trasformare la “panoramica” del giornale campano nel dettaglio millimetrico del nuovo quotidiano.
Comunque sia, una base è stata gettata: ora abbiamo la dimostrazione che i redattori de “Il Fatto” leggono La Voce delle Voci. Perché allora non stimolarli a fare di più, magari suggerendo loro qualche articolo da approfondire tra i seguenti
CRISTIANO DI PIETRO (FIGLIO DI ANTONIO): BMW E VALORI
DI PIETRO IMMOBILIARE STORY: GUARDA CHE MURA
L’ITALIA DEI FAVORI
e provvedendo anche a ricordare loro chi diffidò la testata campana riguardo alle rivelazioni sugli affari relativi a certe proprietà immobiliari
IL BELL’ANTONIO E I SUOI VALORI (IMMOBILIARI)
e cosa commentò al riguardo una delle persone che più da vicino ha conosciuto il Di Pietro politico.
Insomma: il materiale è così tanto che de Il Fatto se ne potrebbero riempire diverse edizioni. E con due vantaggi non trascurabili.
Primo, permettere al suo direttore di liberarsi del sospetto di essere il megafono di Antonio Di Pietro (o dell’Italia dei Valori, che è la stessa cosa).
Secondo, cominciare a sviluppare nei confronti dell’Italia dei Valori (o di Antonio Di Pietro, che è la stessa cosa) gli anticorpi necessari: e, quantomeno, doverosi per un giornale che dichiari come linea politica la Costituzione.
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NOTA
FINALMENTE SONO ARRIVATE

Nell’edizione de “Il Fatto” di giovedì 1 ottobre 2009, la notizia di apertura del giornale ha riportato le dimissioni di Luigi de Magistris dalla magistratura.
La prima cosa da dire è: finalmente!
La seconda, che da adesso potrebbe davvero iniziare quell’operazione di rinnovamento dell’Italia dei Valori – che tutti aspettiamo ormai dal 2001 – della quale si è occupata anche la rivista Micromega nella sua ultima edizione. Ma non facciamoci illusioni. Per chi abbia imparato a conoscere Antonio Di Pietro, è manifesto che a lui e solo a lui – che governa il partito con il pugno di ferro – siano da imputare tutte le carenze, tanto per usare un eufemismo, di democrazia e di trasparenza che connotano il “suo” partito.
Sarà, quindi, un’impresa difficilissima: al pari di Zeus, Luigi de Magistris dovrà fare la massima attenzione a che Chrono/Di Pietro non lo divori come ha fatto con tutti quanti gli altri; allo stesso modo, Bruto/de Magistris non potrà liberarsi di Cesare/Di Pietro, pena la dissoluzione del partito.
E tutto questo, in subordine al fatto che davvero Luigi de Magistris abbia le carte in regola per assumere la leadership della seconda generazione di Italia dei Valori; ribadendo infine che tra le predette, la dirittura morale rappresenta la carta principe: senza la quale, tutte quante le altre non valgono più nulla.
EGREGIO DIRETTORE DE IL FATTO: COSÌ NON VA
26 Settembre 2009

Padellaro: «Non farò il megafono di Di Pietro»
Con questo titolo il Corriere della Sera pubblicò il 17 luglio 2009 un articolo sul nascente giornale – Il Fatto – diretto da Antonio Padellaro. Nell’intervista l’ex direttore dell’Unità (parafrasando l’articolo originale del Corriere) a chi già s’immaginava l’impresa prossima ventura come house organ dell’ Italia dei valori, replicò ironico: «A saperlo, avremmo chiesto un finanziamento a Di Pietro. La verità? Non avremmo messo in gioco carriere non indecorose e i risparmi di una vita per finire a fare il megafono dell’ ex pm».
Di lì a pochi giorni – per l’esattezza il 20 luglio 2009 – venne registrato il mio abbonamento a “Il Fatto”. E il 23 settembre 2009 ho avuto finalmente la possibilità di leggere il giornale che avevo acquistato per un anno con la cosiddetta formula “a scatola chiusa”: l’ho fatto iniziando dall’editoriale del direttore, intitolato Linea politica, la Costituzione e così composto
Ci chiedono: quale sarà la vostra linea politica? Rispondiamo: la Costituzione della Repubblica. Non è retorica ma drammatica realtà. Prendete il principio di legalità sancito dall’articolo 1. Cosa c’è di più rivoluzionario in un Paese dove ogni giorno la legge viene adattata ai capricci dell’imperatore e dei suoi cortigiani? E l’articolo 21 quando afferma che l’informazione non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure? Vi sembra che il direttore del Tg1 ne tenga conto, quando decide che gli italiani non devono sapere né delle prostitute a casa Berlusconi né degli insulti di Brunetta? Ci dicono: che bisogno c’è di un altro giornale? Eppure questo bisogno lo sentiamo talmente da avervi investito il nostro mestiere e i nostri risparmi. Quando Indro Montanelli fu costretto a lasciare il “suo” Giornale e fondò la Voce, spiegò di aver giurato a se stesso: “Mai più un padrone”. Ne aveva abbastanza dei trombettieri al servizio dell’uomo di Arcore. Anche noi possiamo dire che qui di padroni non ne abbiamo.
La proprietà del Fatto Quotidiano è ripartita in piccole quote equivalenti tra un gruppo di soci che hanno come unico scopo quello di garantire l’autonomia del giornale e di far quadrare i conti. Piccoli azionisti ai quali in tanti chiedono di aggiungersi per dare una mano. Ricchi non siamo ma non chiederemo un solo euro di sovvenzioni pubbliche o di partito. Sono già 30mila coloro che ci sostengono in questa scelta con i loro abbonamenti. Una prova di fiducia senza precedenti, visto che il giornale lo vedranno solo oggi. Grazie. Il Fatto sarà un giornale di opposizione. A Berlusconi, certo, perché ha ridotto una grande democrazia in un sultanato degradante. Ma non faremo sconti ai dirigenti del Pd e della multiforme sinistra che in tutti questi anni non sono riusciti a costruire uno straccio di alternativa. Troppi litigi. Troppe ambiguità. E poi vedremo se Di Pietro riuscirà, davvero, a creare qualcosa di nuovo, liberandosi dei riciclati soprattutto al Sud. Lo abbiamo chiamato il Fatto in memoria di Enzo Biagi che ci ha insegnato a distinguere i fatti dalle opinioni. Un grande giornalista e un uomo perbene epurato, come Montanelli, dalla compagnia dei servi e dei mediocri. Pensando al loro coraggio ci facciamo coraggio (23 settembre 2009)
Egregio direttore del Il Fatto: così non va. Far passare Antonio Di Pietro come una sorta di vittima dei riciclati del Sud – quando chiunque abbia frequentato un minimo quel partito dall’interno sa benissimo chi, e soprattutto come, decida qualsiasi candidatura – non è onesto nei confronti dei suoi lettori. Così come non è onesto aver poco o nulla da dire riguardo ad un 4° incontro nazionale, eufemismo che tradotto corrisponde alla quarta promessa mancata d’effettuare un congresso come si deve, che ha visto il presidente di Italia dei Valori farsi ancora una volta beffe dei meccanismi democratici che debbono regolare la scelta dei leaders – quindi della leadership – di qualsiasi partito. E che in democrazia, va ribadito, hanno nella forma la loro sostanza.
In conclusione: si può fiancheggiare (nel senso deteriore del termine) l’Italia dei Valori – ovvero Antonio Di Pietro, che sono la stessa cosa – anche non usandolo a dovere, quel megafono. E mi creda: sarebbe un vero peccato. Per Il Fatto, per lei che lo dirige e per i giornalisti che lo redigono. Ma soprattutto per noi: i suoi lettori. Che di tutto hanno bisogno, fuorchè di un’iniziativa editoriale che, pur appellandosi alla Costituzione, chiuda un occhio riguardo ai comportamenti di uno dei contendenti dell’arena politica.
LE MANCATE DIMISSIONI DI LUIGI DE MAGISTRIS
19 Settembre 2009
- FlashNews 1 ottobre 2009: De Magistris si dimette dalla magistratura.
- L’articolo de “Il Fatto” (leggi qui)

Come ricorda Beppe Grillo nel suo blog, Luigi de Magistris «è il deputato eletto con il maggior numero di preferenze al Parlamento europeo con circa mezzo milione di voti. Più di qualunque rappresentante di ogni altro Stato europeo.»
Ebbene, tra quel mezzo milione di voti c’è anche il mio. Nonostante il giudizio negativo espresso sul partito e sul suo leader nelle mie dimissioni dall’Italia dei Valori del gennaio 2008, per le elezioni del 2009 non avevo trovato nessuna persona più meritevole di lui: sia per la sua nota vicenda professionale (ben raccontata da Marco Travaglio in diversi suoi articoli), che per la connotazione di “candidatura indipendente” all’interno della lista di Di Pietro.
All’atto della pubblica presentazione della sua candidatura – 18 marzo 2009 -, Luigi de Magistris assicurò «che la sua entrata in politica sarebbe coincisa con la fine della sua attività come magistrato.»
E questo fu uno dei motivi che mi indussero a sceglierlo. Perchè i rapporti tra magistratura e politica non devono poter essere una porta girevole dove i loro componenti escano e magari rientrino a piacere. Tra la giustizia e la politica passa – e deve passare – un confine invalicabile. Pena la delegittimazione della magistratura ad opera dei suoi stessi membri. Che di tutto hanno bisogno fuorché di un pretesto da offrire agli avversari per farsi attaccare.
Purtroppo alle promesse non sono seguiti i fatti. O meglio, ne è seguito uno che ha falsificato la promessa: quindi le premesse alla legittimità – nel senso di correttezza – della sua richiesta di voto. Non solo Luigi de Magistris non si è dimesso, ma ha chiesto ed ottenuto dal CSM l’autorizzazione ad andare in aspettativa per tutta la durata del mandato politico: aspettativa che gli è stata concessa già a partire dal 14 luglio di quest’anno (come si può leggere dalla sua dichiarazione di interessi di carattere finanziario dei deputati europei, pubblicata nel sito del parlamento europeo).
In un articolo pubblicato il 28 luglio 2009, il Corriere della Sera ha dato conto ai lettori della notizia. Nello stesso giorno, Luigi de Magistris ha pubblicato nel suo blog un intervento a difesa della sua decisione; ecco di seguito il testo:
La magistratura non è un abito che si dismette
Il mestiere di magistrato che ho svolto per quindici anni non è un abito che si dismette e si getta via. E’ un sentire, una aspirazione, una vocazione che permane, una volta maturata, per tutta la vita. Mi sento magistrato dentro e sempre mi sentirò tale. Purtroppo, mi è stato impedito di continuare a svolgere questo mestiere e ne ho dovuto prendere atto. Detto questo, confermo che non rientrerò in magistratura e che mi dimetterò. Ma i tempi delle mie dimissioni non me li farò indicare o dettare da nessuno, se non dalla mia coscienza.
Tengo però a precisare che sono in aspettativa senza retribuzioni e senza contributi e, visto che mi dimetterò, anche la progressione di anzianità non avrà valore. Per quanto riguarda il presunto “lodo” di cui potrei usufruire perché in aspettativa, si tratta di una notizia infondata: i processi disciplinari a cui sono sottoposto non vengono azzerati dall’aspettativa, al contrario lo sarebbero dalle dimissioni. Tanto è vero che anche in campagna elettorale, quando ero già in aspettativa, sono proseguite le infondate iniziative disciplinari da parte della Procura Generale della Cassazione, che non appare altrettanto sollecita verso altri magistrati indagati per reati gravissimi.
Per ora, la mia unica preoccupazione è quella di lavorare onestamente e con convinzione al nuovo incarico che mi è stato assegnato in Europa: contrastare le frodi e vigilare sul corretto investimento dei fondi comunitari. Sempre seguendo il principio della trasparenza e della legalità, lo stesso che mi ha guidato come magistrato e per cui ho pagato un prezzo, anche personale, salatissimo.
da confrontare con la dichiarazione rilasciata all’ADN Kronos il 18 marzo 2009:
de Magistris si candida e dà l’addio alla magistratura
Roma, 18 mar. (Adnkronos/Ign) – “La mia una scelta di vita. Ho da poco superato i quarant’anni e intendo iniziare una nuova esperienza da cui non tornerò indietro. La mia è una scelta irreversibile anche qualora non dovessi essere eletto”. Così Luigi de Magistris risponde quando gli viene chiesto se tornerà a fare il magistrato in futuro, durante una conferenza stampa con Antonio Di Pietro che ha presentato la candidatura del giudice alle prossime europee come indipendente Idv.
Caro deputato – anche per il mio voto – de Magistris: purtroppo pare che riguardo alla sua coscienza, lei abbia orecchie da mercante. Perché come abbiamo visto sopra, è stato lei medesimo che ha promesso, qualora eletto, di dimettersi dalla magistratura in occasione della conferenza pubblica del 18 marzo 2009. E detta promessa è stata anche confermata da Antonio Di Pietro, il quale si è pure premurato di aggiungere che «de Magistris si dimetterà dalla magistratura subito dopo le elezioni, lo assicuro. Anche lui, come me, pensa che sia una strada senza ritorno una volta che da magistrato si passa alla politica» completandolo con un «noi (Di Pietro e de Magistris, NdA) ci siamo dimessi perché applichiamo la legge morale.».
Sull’elasticità (o rigidità a senso unico) della legge morale di Luigi de Magistris e del suo sodale Antonio Di Pietro, si avrà purtroppo modo di scriverne ancora: perchè le promesse dimissioni, una delle promesse sulle quali è stata fondata la richiesta di voto, all’orizzonte proprio non si vedono. Nel frattempo, non è che della questione potrebbero occuparsi quelli de “Il Fatto” – magari direttamente lo stesso Marco Travaglio con un bell’articolo di satira scritto nello stile che gli è caro -? Sarebbe il miglior viatico possibile a garanzia dell’indipendenza di un nascente giornale che dichiara di dover rispondere solamente ai suoi lettori e a nessun altro. Con urgenza, però: perché, come ribadito sopra, ad oggi de Magistris non manifesta l’intenzione di onorare l’impegno assunto in campagna elettorale. Sarà il caso di unirsi alla voce della sua coscienza: chissà che il deputato europeo Luigi de Magistris – magistrato in aspettativa non retribuita – non le dia retta, una buona volta.
CRISTIANO DI PIETRO (FIGLIO DI ANTONIO) – BMW E VALORI
12 Settembre 2009

(di Giulio Sansevero – La Voce delle Voci 05.02.2009)
Prima di venire coinvolto nello scandalo delle raccomandazioni, Cristiano Di Pietro aveva chiesto ripetutamente l’abolizione delle Province, che considerava enti inutili e troppo costosi. Difficile dargli torto, soprattutto visto quello che lui e gli altri consiglieri della Provincia di Campobasso hanno combinato fino al 31 dicembre 2008. Leggi il seguito di questo post »
IL TRIBUNO. STORIA POLITICA DI ANTONIO DI PIETRO – intervista di Michele Capaccioli all’autore Alberico Giostra
29 Agosto 2009

Sono venuto a conoscenza di questo libro (al quale questa intervista si riferisce) tramite un giornalista de La Voce delle Voci. Non conosco né l’autore del libro, né quello dell’intervista. Non sono in grado, perciò, di emettere un qualsiasi giudizio sull’affidabilità o meno di Alberico Giostra. Posso, invece, commentare il testo dell’intervista: e lo faccio ricordando il 20 aprile del 2006, quando, recatomi a Roma alla riunione indetta dall’Italia dei Valori (cioè Antonio Di Pietro) per eletti, coordinatori mazionali e provinciali e responsabili dei dipartimenti tematici nazionali (io lo ero per i sindacati), ebbi l’occasione di incontrare per la prima volta l’appena eletto Leoluca Orlando. L’impressione fu di avere di fronte un classico narcisista della politica, un vero e proprio pavone – continuamente seguito da tergo da una sorta di segretario personale bloccato in una postura di assoluta deferenza – che non trovò niente di meglio da fare che approfittare della presenza di un deputato italiano emigrato in Svizzera (Antonio Razzi) per far sfoggio di un tedesco – incerto, e dall’accento terrificante – conseguenza del fatto di aver vissuto e studiato un paio d’anni ad Heidelberg, in Germania.
Michele Capaccioli: Dott. Giostra, secondo Lei, quante sfaccettature di Antonio di Pietro possiamo conoscere?
Alberico Giostra: Io ne ho messe a fuoco quattro: il politico, il leader di partito, l’alleato e il ministro. Trasformista il primo, carismatico e autoritario il secondo, inaffidabile e sleale il terzo, deludente, contraddittorio, elusivo il quarto. Ne mancherebbe un quinto, il Di Pietro uomo, al quale non ho voluto dedicare se non un’attenzione marginale, perchè ho avuto la netta sensazione di aver bisogno di nozioni psico-analitiche di cui non dispongo. Mi ha soccorso ultimamente un libretto di Simona Argentieri, “L’Ambiguita’”, Einaudi, 2008. L’Argentieri conclude che ambiguità e malafede sono tratti dominanti della nostra epoca e sono al tempo stesso una nevrosi e dei “piccoli crimini”. Di questi piccoli crimini Di Pietro ne ha commessi molti. Ma naturalmente chi commette questo genere di crimini, che non hanno niente a che fare con il codice penale e che la Argentieri definisce, “elusioni di verità interpersonali”, non rischia l’unica cosa che interessa Di Pietro: la galera. Il suo totem, il suo mantra quotidiano, la clavis universalis del dipietrismo.
MC: Di Pietro è un uomo di destra o di sinistra e, soprattutto, nella sua vita ha perso i consensi o li ha davvero aumentati? Leggi il seguito di questo post »
ELIO VELTRI
22 Agosto 2009

Quando Antonio Di Pietro incaricò il suo avvocato Sergio Scicchitano di inviare una diffida alla Voce delle Voci (allora Voce della Campania) affinchè ritirasse dal sito internet il suo articolo/inchiesta sulla società immobilare An.To.Cri., uno dei pochi personaggi pubblici che espressero la loro solidarietà alla testata giornalistica campana fu Elio Veltri. Anche se il signore in questione è già piuttosto noto perchè autore – assieme a Marco Travaglio – di uno dei libri che hanno cambiato il modo di fare giornalismo nel nostro paese,

personalmente ebbi l’occasione di conoscere Elio Veltri in occasione di una conferenza pubblica che noi – nel senso di Italia dei Valori dell’Alto Adige – organizzammo a Bolzano credo tra il 2002 e il 2003. Dopo la conferenza, andammo tutti insieme a cena e lì, Veltri, si produsse in una delle critiche su Antonio Di Pietro più feroci alle quali mi fosse capitato fino ad allora di assistere.
Ricordo ancora che tra noi “militanti” (per quanto sia stata in seguito abusata questa definizione, allora non potevamo certo chiamarci membri di un partito che non c’era) corsero sguardi che definire imbarazzati è ancora poco. Concetti quali autoritarismo, conduzione totalitaria del partito, famigli avvantaggiati e privilegiati a discapito dei meritevoli e giudizi sulle voci critiche interne irriferibili, non facevano certo parte dell’immagine da eroe di mani pulite che ancora nel 2002/2003 circondava a guisa di aureola la “discesa in campo” politico di Antonio Di Pietro: faticammo quindi non poco – se non altro per l’autorevolezza che Elio Veltri comunque dimostrò anche in quell’occasione nell’espressione delle sue critiche – a non liquidare il tutto come una sorta di regolamento di conti originato da rancori personali.
Oggi, a distanza di sei anni, debbo dire che su determinate questioni Elio Veltri aveva pienamente ragione. E, lo devo precisare, se do ragione ad Elio Veltri lo posso fare perchè io stesso ho vissuto in prima persona quota parte degli accadimenti da lui denunciati.
Per ora basta così: avrò modo – quando il tempo me lo permetterà – di tornare più approfonditamente sull’argomento. Ecco dunque di seguito il testo della lettera inviata da Elio Veltri alla redazione della Voce delle Voci: Leggi il seguito di questo post »
DI PIETRO IMMOBILIARE STORY: GUARDA CHE MURA
8 Agosto 2009

(Giulio Sansevero – La Voce delle Voci 06.07.2008)
Spunta fuori un altro appartamento di Antonio Di Pietro. Il leader dell’Italia dei Valori l’ha acquistato il 16 marzo del 2006 a Bergamo. 178 metri quadrati di superficie catastale, 9 vani, il tutto per una cifra molto bassa: 261.661.000 euro. L’immobile si trova al terzo piano di via Locatelli 29, una delle arterie piu’ pregiate della città orobica. Abbiamo consultato un immobiliarista del posto e ci ha detto che un appartamento di quella grandezza, in quella zona, nel 2006 poteva essere tranquillamente venduto a non meno di 500.000 euro.
Un vero affare dunque per l’ex pm di Mani Pulite. Come ha fatto a pagarlo cosi’ poco? Leggi il seguito di questo post »
L’ITALIA DEI FAVORI
1 Agosto 2009

(di Fabrizio Colonna – La Voce delle Voci)
Una nuova era si apre nel Paese: quella del dipietrismo, fatta di gestione del partito senza democrazia, inciuci con gli avversari politici negli enti locali, conflitti d’interesse grandi come una casa nella gestione delle opere pubbliche, colate di nomine e pioggia di finanziamenti nei feudi elettorali. Una per una, ecco in esclusiva tutte le magagne, compresa una tegola che potrebbe arrivare da Milano: un taglio da 24 milioni di euro.
Dopo quello degli elettori Antonio Di Pietro dovra’ presto sottoporsi ad un altro giudizio, quello del Tribunale di Milano. E non e’ affatto detto che debba cavarsela brillantemente come nelle Politiche del 14 aprile scorso. Leggi il seguito di questo post »
IL BELL’ANTONIO E I SUOI VALORI (IMMOBILIARI)
25 Luglio 2009

Lo sciopero dei blogs effettuato il 14 luglio era basato sull’opposizione alla cosiddetta “legge/bavaglio” che il governo in carica si propone di varare anche a fini “di censura occulta delle informazioni diffuse in rete“.
Al riguardo, e dato che allo sciopero di cui sopra oltre che allo scrivente ha partecipato anche Antonio Di Pietro, è appena il caso di dare pubblicità ad un avvenimento che ha visto proprio il suddetto Di Pietro prodursi in un’opera di censura di rete con i fiocchi. Della quale segue il caso.
Nel 2007 il giornale “La voce delle Voci” pubblica un articolo dal titolo “Il bell’ANTOCRI” dove riporta notizia di un inchiesta a carico dell’ex magistrato di mani pulite riguardo al suo patrimonio immobiliare. Copia dell’articolo viene pubblicata anche sul sito internet de “La voce delle voci”. Nel giro di un giorno l’avvocato Sergio Scicchitano – incaricato, si legge, da Antonio Di Pietro stesso – invia al giornale la nota seguente (così come commentata da “La voce”): Leggi il seguito di questo post »
BIOGRAFIE
18 Luglio 2009

I contenuti
E’ un uomo di Destra, ma piace alla gente di Sinistra. Agita le folle, ma gestisce il suo partito come un affare privato. Si propone come il campione dell’antipolitica, ma recluta preferibilmente politici navigati. Antonio Di Pietro dice di essere l’unica opposizione a Berlusconi, ma in realtà è il suo specchio. Questo libro vi spiega perché. Sulla base di un accurato lavoro di documentazione, viene ricostruita per la prima volta la parabola politica di Antonio Di Pietro, dalle amicizie della Milano da Bere alle adunate in piazza con Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, passando per l’epopea di Mani Pulite, le dimissioni dalla magistratura, gli incarichi da ministro, le vicissitudini giudiziarie, fino all’attuale, decisivo ruolo nella scena politica italiana. Ne esce il ritratto di un uomo dominato dalle passioni e dall’ambizione, un moderno trasformista di idee conservatrici, insofferente verso ogni patto e alleanza. Un uomo che parla alle viscere degli italiani ossessionati da Berlusconi e dalla Casta, ma che della Casta non rinuncia ai privilegi. Un tenace combattente, un moderno tribuno, molto amato e altrettanto odiato, che da magistrato ha dato tanto all’Italia e da politico cercherà in tutti i modi di diventarne la guida.
LA MIA LETTERA DI DIMISSIONI DALL’ITALIA DEI VALORI
29 Gennaio 2008
From: “Luca Marcon”
To: “dr. Franco Tomazzoni – coordinatore provinciale” <tomazzoni@alice.it>
Cc: “on. Antonio Borghesi – referente nazionale dipartimenti tematici” <borghesi_a@camera.it>
Sent: Tuesday, January 29, 2008 9:20 AM
Subject: Da Luca Marcon: Dimissioni irrevocabili
Bolzano, 29 gennaio 2008
Egregio dr. Tomazzoni;
leggo dagli organi di stampa ed informazione di oggi che l’attuale assessore di Giunta provinciale Luigi Cigolla, ovvero una delle figure più retrive e deteriori del pur ristretto panorama politico altoatesino, è passato con Italia dei Valori.
Ciò constatato, non mi resta che considerare risolto ogni mio rapporto con il partito fondato da Antonio Di Pietro e – purtroppo – da lui e dai suoi accoliti condotto in quelle acque torbide ove, con sì palese agio, sguazza.
Distintamente, Luca Marcon.