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Sono venuto a conoscenza di questo libro (al quale questa intervista si riferisce) tramite un giornalista de La Voce delle Voci. Non conosco né l’autore del libro, né quello dell’intervista. Non sono in grado, perciò, di emettere un qualsiasi giudizio sull’affidabilità o meno di Alberico Giostra. Posso, invece, commentare il testo dell’intervista: e lo faccio ricordando il 20 aprile del 2006, quando, recatomi a Roma alla riunione indetta dall’Italia dei Valori (cioè Antonio Di Pietro) per eletti, coordinatori mazionali e provinciali e responsabili dei dipartimenti tematici nazionali (io lo ero per i sindacati), ebbi l’occasione di incontrare per la prima volta l’appena eletto Leoluca Orlando. L’impressione fu di avere di fronte un classico narcisista della politica, un vero e proprio pavone – continuamente seguito da tergo da una sorta di segretario personale bloccato in una postura di assoluta deferenza – che non trovò niente di meglio da fare che approfittare della presenza di un deputato italiano emigrato in Svizzera (Antonio Razzi) per far sfoggio di un tedesco – incerto, e dall’accento terrificante – conseguenza del fatto di aver vissuto e studiato un paio d’anni ad Heidelberg, in Germania.

Michele Capaccioli: Dott. Giostra, secondo Lei, quante sfaccettature di Antonio di Pietro possiamo conoscere?

Alberico Giostra: Io ne ho messe a fuoco quattro: il politico, il leader di partito, l’alleato e il ministro. Trasformista il primo, carismatico e autoritario il secondo, inaffidabile e sleale il terzo, deludente, contraddittorio, elusivo il quarto. Ne mancherebbe un quinto, il Di Pietro uomo, al quale non ho voluto dedicare se non un’attenzione marginale, perchè ho avuto la netta sensazione di aver bisogno di nozioni psico-analitiche di cui non dispongo. Mi ha soccorso ultimamente un libretto di Simona Argentieri, “L’Ambiguita’”, Einaudi, 2008. L’Argentieri conclude che ambiguità e malafede sono tratti dominanti della nostra epoca e sono al tempo stesso una nevrosi e dei “piccoli crimini”. Di questi piccoli crimini Di Pietro ne ha commessi molti. Ma naturalmente chi commette questo genere di crimini, che non hanno niente a che fare con il codice penale e che la Argentieri definisce, “elusioni di verità interpersonali”, non rischia l’unica cosa che interessa Di Pietro: la galera. Il suo totem, il suo mantra quotidiano, la clavis universalis del dipietrismo.

MC: Di Pietro è un uomo di destra o di sinistra e, soprattutto, nella sua vita ha perso i consensi o li ha davvero aumentati? Leggi il seguito di questo post »

From: “Luca Marcon”
To: “dr. Franco Tomazzoni – coordinatore provinciale” <tomazzoni@alice.it>
Cc: “on. Antonio Borghesi – referente nazionale dipartimenti tematici” <borghesi_a@camera.it>
Sent: Tuesday, January 29, 2008 9:20 AM
Subject: Da Luca Marcon: Dimissioni irrevocabili

Bolzano, 29 gennaio 2008

Egregio dr. Tomazzoni;

leggo dagli organi di stampa ed informazione di oggi che l’attuale assessore di Giunta provinciale Luigi Cigolla, ovvero una delle figure più retrive e deteriori del pur ristretto panorama politico altoatesino, è passato con Italia dei Valori.
Ciò constatato, non mi resta che considerare risolto ogni mio rapporto con il partito fondato da Antonio Di Pietro e – purtroppo – da lui e dai suoi accoliti condotto in quelle acque torbide ove, con sì palese agio, sguazza.

Distintamente, Luca Marcon.

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